Cambio automatico: tecnologia e comfort

Oltre 80 anni di sviluppo.

Il cambio automatico ha rivoluzionato il modo di guidare, rendendo l’esperienza più fluida e rilassante. Se inizialmente era considerato un lusso riservato a pochi, oggi è diventato la scelta predominante nella maggior parte delle auto moderne, grazie ai continui progressi tecnologici che lo hanno reso più efficiente, intelligente e rapido.

L’idea di eliminare la necessità di cambiare marcia manualmente prese piede negli Anni ‘30, quando furono sviluppati i primi sistemi in grado di variare i rapporti in modo autonomo. La vera svolta arrivò nel 1939 con il lancio dell’Hydra-Matic, il primo cambio automatico di successo introdotto dalla General Motors su una Oldsmobile. Questo sistema eliminava la frizione tradizionale, sostituendola con un convertitore di coppia idraulico, e utilizzava ingranaggi epicicloidali per cambiare marcia in modo progressivo.

Per capire il funzionamento del convertitore di coppia, possiamo immaginare due ventilatori posizionati uno di fronte all’altro. Se accendiamo il primo, il flusso d’aria farà girare il secondo, senza che vi sia un collegamento fisico diretto tra i due. In un convertitore di coppia, il primo ventilatore rappresenta il motore, il secondo le ruote, mentre il fluido idraulico che trasmette il movimento funge da “aria”. Questo sistema consente di trasmettere la potenza senza interruzioni brusche, garantendo cambi marcia fluidi e senza scatti.

Il cambio automatico si diffuse rapidamente, in particolare nelle vetture di lusso e in quelle destinate al mercato urbano, dove la guida rilassata e la riduzione dello sforzo fisico rendevano questa tecnologia particolarmente apprezzata.

Doppia frizione, CVT e cambi robotizzati

Negli Anni ‘90, grazie all’elettronica, i cambi automatici divennero più sofisticati, adattando le cambiate alla velocità e allo stile di guida per ottimizzare consumi e prestazioni. Ma l’innovazione più importante arrivò con lo sviluppo di nuove tipologie di trasmissioni, come i cambi automatizzati, quelli a doppia frizione (DCT) e i CVT a variazione continua.

Il primo è una trasmissione manuale in cui la frizione e l’innesto delle marce sono gestiti automaticamente da attuatori elettronici. Questa tecnologia, inizialmente introdotta nelle competizioni, arrivò sulle auto stradali con la Ferrari F355 F1 nel 1997. Sebbene le prime versioni soffrissero di cambi marcia poco fluidi, oggi i cambi robotizzati sono ancora utilizzati nelle vetture ad alte prestazioni.

Una delle innovazioni più significative fu il cambio a doppia frizione (DCT), reso popolare nel 2003 dalla Volkswagen Golf R32 DSG. Questo sistema utilizza due frizioni separate: una per le marce pari e una per le dispari. Mentre una frizione è in presa con la marcia attuale, l’altra è già pronta con la successiva, garantendo cambi quasi istantanei senza perdita di potenza.

Parallelamente, il cambio CVT (Continuously Variable Transmission) ha introdotto un concetto completamente diverso, eliminando le marce fisse e adottando una cinghia che scorre su due pulegge a diametro variabile. Questo permette una regolazione continua del rapporto di trasmissione, migliorando l’efficienza del motore. Introdotto per la prima volta sulla DAF 600 nel 1958, oggi è ampiamente utilizzato nelle auto ibride e nei piccoli veicoli urbani.

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